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E’ stato la prima Domenica di Luglio, circa un mese fa.
In verità una giornata tutt’altro che assolata. C’era afa, ma il cielo sprigionava quel biancore accecante dato dalla diffusione di luce attraverso le nuvole.
Decido di andare al lago di Po Morto a Carignano, un paesino vicino a Torino con troppe chiese e poca vitalità. Il mio moroso abita lì.
Quando qualcuno mi chiede che cosa amo, una delle prime risposte che dò è: “Le libellule!”.
Non so perchè, tra le mille cose che potrei elencare, quasi subito mi viene in mente un insetto volante!
Semplicemente le adoro…
Ne ammiro le ali trasparenti, ma dalle venature coloratissime… Si muovono con eleganza, avanti e indietro… Sono predatrici silenziose… Sono rapide… Se le guardi da vicino sembra che sorridano… A dirla tutta m’intriga anche il loro metodo di riproduzione (o meno elegantemente, “come fanno sesso!”)!
Adoro la musicalità della parola stessa: LI-BEL-LU-LA! (Sarà che alle mie ipotetiche figlie intedo dare solo nomi contenenti “L”: Camilla, Adele, Lavinia, Amelia, Olivia, Cecilia…)
Ovviamente quel giorno la mia missione primaria era di fare qualche scatto alle libellule tra i canneti che spuntano dall’acqua.
Il lago di Po Morto non è molto grande, ma ci si mette un po’ per circumnavigarlo a piedi. C’è un sentiero, a bordo del quale s’innalzano alberi dai colori scuri. Probabilmente a causa della strana luce di quel pomeriggio, ma era come se tutto perdesse di contrasto e un’incombente tonalità grigia patinasse le cose.
Il bosco circostante si riflette nell’acqua, satura di bigie tonalità impastate tra loro.
Mi trovavo di fronte ad un quadro cinereo, sì, ma tutt’altro che triste.
Il lago è un ambiente che trasmette molta tranquillità. Sono affascinanti i suoni e le creature che vi abitano. E quel pomeriggio anche le tonalità livide hanno contribuito a rilassarmi.
Ci s’innamora del lago!
Mi viene in mente un concetto presente nella poetica di Gabriele D’Annunzio, il quale ne “La pioggia nel pineto” aveva descritto molto bene la natura attorno e la simbiosi dell’essere umano con essa.
Il poeta parlava di “Panismo”, termine che deriva da “Pan”, il Dio greco dei boschi. Il concetto è molto affascinante, si tratta di una sorta di fusione tra l’elemento naturale e quello umano.
Quella Domenica mi sentivo esattamente così: calata in uno scenario verde scuro e grigio-viola, davanti ad un palcoscenico d’acqua attorno a cui recitavano ranocchie tuffatrici, pesci color sabbia, insetti che pattinavano sulla superficie liquida, maggiolini fluo e_si alzi il sipario di canneti e piante acquatiche_libellule azzurre, nere-gialle, verdi, piccole, medie, grandi, giurassiche (no, le ultime purtroppo no)!
Ero immersa completamente in questo teatro “Silvestre”, per dirla alla D’Annunzio.
(“E immersi noi siam nello spirto Silvestre,
d’arborea vita viventi”
Da “La pioggia nel pineto”, appunto.)
Ero soltanto una spettatrice passiva, che si limitava a osservare il naturale spettacolo e a guardare oltre, anche attraverso il mirino della macchina fotografica!
Il poeta sopracitato era solito esprimere i suoi stati d’animo attraverso elementi naturali, ed è per questo motivo che il proprio “Io” non viene del tutto celato, quando si parla di “Panismo”, ma solo posto in secondo piano rispetto alla magnificenza della Natura.
Qualche immagine per comprendere l’atmosfera…
Have a nice, “panistic” and poetic Day!
Sara Gentilini (Hops)










Photos: Hops (Sara Gentilini).
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